Percorso 22 in bicicletta: Costruire il paesaggio: l’immaginario delle bonifiche novecentesche

Difficoltà: intermedio/difficile

Lunghezza: 40,5 chilometri circa

Tempo previsto: 4 ore e 30 minuti circa

Grazie a questo itinerario si ha l’occasione di visitare una delle aree dove si affermò, subito dopo la Prima Guerra Mondiale e poi in epoca fascista, un nuovo modo di concepire la bonifica. Da una ristretta visione idraulico-igienica si passò a una concezione più ampia che includeva la colonizzazione del territorio con nuovi insediamenti abitativi.PRATI NUOVI_2

Il concetto di “bonifica integrale”, spesso associato al periodo fascista di ‘ruralizzazione’ dell’Italia voluto da Mussolini, non fu propriamente inventato durante gli anni del Ventennio fascista, ma trova le sue origini subito dopo i tragici eventi della Prima Guerra Mondiale, all’interno di politiche che vedevano nel principio di pubblica utilità e nel conseguente finanziamento statale le soluzioni per la ricostruzione postbellica. Negli anni Venti del Novecento ha inizio un’epoca in cui l’afflusso di ingenti capitali statali, il dispiegamento di nuovi mezzi tecnici e l’ampia disponibilità di manodopera a basso costo s’intrecciano con gli ideali di sistemazione idraulica del territorio: tutto ciò concorse a dar vita a un nuovo paesaggio nella bassa pianura compresa tra i fiumi Livenza e Tagliamento. Questo itinerario, grazie  a una serie di stradine di campagna, porta a stretto contatto con un modello insediativo peculiare dell’epoca, restituendoci i paesaggi produttivi volti a rilanciare l’economia locale e sconfiggere definitivamente la malaria. Tra case coloniche, canali artificiali, strade interpoderali, idrovore e antichi casoni da pesca si ha l’occasione di scoprire una realtà abitativa e produttiva solitamente trascurata dalla pubblicistica turistica, ma che ha un fascino particolare. Un fascino legato all’immaginario di primo Novecento, quando tutte le aree abbandonate e inospitali divennero la nuova frontiera da ‘colonizzare’, riecheggiando la ben nota retorica di conquista di nuove ‘terre vergini’.

Da dove partire:

Imboccata la pista ciclabile che costeggia la strada Provinciale 74 proseguire in direzione nord. Usciti dal centro di Bibione, attraversare il ponte sulla Litoranea Veneta e imboccare sulla sinistra via Litoranea fino a oltrepassare il canale Lugugnana. Prendere quindi via dei Braccianti e proseguire sempre dritto fino all’argine del canale dei Lovi. Svoltato a destra e oltrepassati i Casoni di Ara dei Castrai e l’idrovora di Terzo Bacino, si deve seguire la principale che curva a destra; al bivio successivo, girare a sinistra in direzione nord. Lasciato sulla destra il nucleo abitato di Terzo Bacino si deve proseguire diritti per la strada principale e una volta passato il Ponte della Bruna al bivio svoltare a sinistra in via Prati Nuovi fino all’idrovora 7. Da qui si può andare lungo il nuovo percorso predisposto dal Comune di San Michele fino alla passerella che vi permette di sorpassare il Canale dei Lovi e andare verso la zona della Brussa e quindi a Caorle. Una volta tornati indietro per la medesima strada dell’andata, presso il punto d’interesse ‘I Cancei’ si prenda via Malamocco fino all’incrocio con la Provinciale 74. Per un breve tratto di 700 metri si deve fare attenzione al traffico automobilistico fino a quando si incrocia via Marinella sulla destra. Attraversato il piccolo centro abitato all’altezza della Tenuta Marinella prendere via IV Bacino fino a ritrovarsi nuovamente su via Litoranea e sulla strada del ritorno. Si sconsiglia questo itinerario durante i momenti più caldi delle giornate estive.